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MUSICA CLASSICA E ARTE  2008

1885

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J. Brahms - Sinfonia n. 4 op. 98
Composti fra il 1884 e il 1885 fu eseguita nel 1885. Il primo movimento inizia con un elegantissimo tema affidato ai violini in ottava, esposto con tutta semplicità, sulla base del quale si passa subito ad un progressivo intrecciarsi contrappuntistico di linee che tendono la melodia fino ad accenderla di toni appassionati.
A questo primo episodio ne segue un altro, quasi in funzione interlocutoria, consistente nell'accostamento di idee diverse, in genere di breve durata. Terminata l'esposizione, anziché passare direttamente allo sviluppo, Brahms ripresenta il primo tema nella tonalità originale. Ribadita l'idea di base, l'effettivo sviluppo viene avviato in una grandiosa elaborazione di tutti gli elementi fin qui ascoltati.
La ripresa riproduce l'esposizione pressoché integralmente e si collega a un'imponente coda nuovamente introdotta dall'idea iniziale, questa volta esposta ad accordi pieni.

Il tempo lento risponde ad un criterio compositivo analogo, basato sul ritorno incessante di un tema esposto qui inizialmente con massima nettezza dai corni. Tra un ritorno e l'altro di questo tema si collocano le idee musicali più diverse (un gioco di accordi staccati degli strumentini, una accorata melodia di corale, un concitato dialogo tra archi e fiati) che seguono il principio supremo della variazione recato a un grado di estrema preziosità, non essendovi elemento che non sia ricavato dal tema così apparentemente semplice dell'inizio.

Il terzo movimento, benché abbia il carattere e l'andamento ritmico di uno scherzo (però in 2/4) presenta tuttavia affinità formale coi tempi precedenti: conserva cioè la forma-sonata iniziando la zona dello sviluppo con la ripetizione (alla tonalità fondamentale) del tema iniziale.

Osserva però anche i principi del rondò e della variazione, dando luogo a bruschi mutamenti di colore, a esplosioni in fortissimo seguite da incisi minutamente frammentati, a una fioritura di accenti e di ritmi. Il piglio gagliardo dell'insieme si accorda con l'estremo lavorio contrappuntistico che non ignora artifici, come quello del moto contrario, per arricchire il primo tema nelle diverse ripetizioni.

Il culmine di questa complessità formale e di scrittura è raggiunto nel finale, che consiste in un seguito di 36 variazioni (tra loro strettissimamente concatenate) su otto note, disposte una per battuta, presentate, all'inizio, in vetta a grandiosi accordi intonati dagli strumenti a fiato. Il riferimento ad una forma antica di passacaglia o di ciaccona è scoperto.

Eppure, su questo impianto sapiente, Brahms innesta una prodigiosa ricchezza di idee musicali che non hanno nulla di arcaico: nel rapido susseguirsi delle variazioni si aprono spazi alla cantabilità appassionata, ai modi tzigani, all'evocazione pastorale. Le variazioni appaiono così raggruppate secondo determinate caratteristiche non molto diverse da quelle definite dal discorso musicale brahmsiano quando adotta la forma di sonata. In questo finale potrebbero persino venire individuate una zona sviluppo nelle variazioni centrali, una ripresa (il ritorno degli accordi di fiati) e una coda che rimane svincolata dal riferimento alle otto note per adempiere più liberamente alla propria funzione conclusiva. Il magistero antico consente alla sinfonia un suggello monumentale.

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