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MUSICA CLASSICA E ARTE  2008

1925

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A.Berg - Tre pezzi per orchestra dalla "Suite lirica" d'archi
Durante gli anni Venti Alban Berg iniziò a realizzare rielaborazioni delle proprie opere, specie nell'intento di promuovere la sua musica e farla conoscere presso un pubblico più ampio. Almeno alcune delle l'elaborazioni sono comunque lavori di pregnanza e significato tali da assumere vita autonoma rispetto alle composizioni originali.
I Tre pezzi dalla «Suite lirica» sono una parziale trascrizione per orchestra d'archi dell'originale composizione per quartetto. La Suite lirica (1925-26) per quartetto d'archi è ispirata e pervarsa dall'amore folgorante di Berg per la sorella dello scrittore Franz Werfel, Hanna, moglie dell'industriale Herbert Fuchs-Robettin, conosciuta a Praga nel 1925. Con lei il musicista intrecciò un'appassionata relazione che tuttavia non portò apparentemente a nulla di concreto, tanto per la posizione sociale della donna, oltretutto madre di famiglia, quanto per la ragione che lo stesso Berg era a sua volta già sposato. La Suite lirica fa esplicito riferimento nel titolo e per mezzo di molteplici citazioni alla Sinfonia lirica (1922) di Alexander von Zemlinsky, cui la partitura è ufficialmente dedicata; soltanto dopo la morte della moglie di Berg, Helene, nel 1976, fu possibile scoprire, studiando gli abbozzi e le carte del compositore, l'esistenza di un vero e proprio programma segreto, consistente nella sublimazione artistica della bruciante esperienza d'amore e che determina non soltanto il carattere ma anche il corso formale e i singoli dettagli della composizione. Così nei sei movimenti della Suite lirica viene rappresentata la storia della relazione: dal primo incontro (Allegretto gioviale), attraverso il ritratto di Hanna e dei suoi due bambini (Andante amoroso), l'innamoramento e la reciproca dichiarazione degli amanti (Allegro misterioso-Trio estatico), il consapevole svilupparsi di una passione infinita (Adagio appassionato), i successivi tormenti (Presto delirando), sino all'accettazione dell'impossibilità della relazione (Largo desolato) simboleggiata dall'intonazione per così dire muta del De profundis clamavi di Baudelaire (nella traduzione di Stefan George) e da citazioni dal Tristano e Isotta di Wagner.
Capolavoro assoluto della musica del Novecento, la Suite lirica denota i tratti tipici dello stile di Berg come la concezione labirintica della forma; la saldissima struttura assicurata da una fitta rete di richiami, connessioni e corrispondenze interne; l'inclinazione per un'intricata simbologia musicale e per la citazione; l'intensità lirica; l'impiego quanto mai flessibile e inventivo della tecnica dodecafonica in ideale rapporto dialettico con la tonalità. Nella composizione i movimenti mossi si alternano a quelli lenti secondo un duplice schema incrociato, pur in un unico crescendo espressivo: il tempo di ogni movimento mosso è infatti più veloce del precedente mentre il tempo di ogni movimento lento è più calmo del precedente. Inoltre ciascun movimento cita qualcosa (un'idea tematica, un passaggio, un elemento) dal precedente, delineando una sorta di filo narrativo. Il primo e il sesto movimento, parte del terzo e del quinto sono dodecafonici e utilizzano come serie base quella del contemporaneo Lied SchlieBe mir die Augen beide (Chiudimi entrambi gli occhi), laddove il resto della composizione ricorre a una tecnica libera. Dopo la prima esecuzione della Suite lirica dovuta al Quartetto Kolisch (Vienna, 8 gennaio 1927, Berg trascrisse per orchestra d'archi i tre movimenti centrali (ll-IV), quelli la cui sostanza tematica cita passi del terzo movimento della Sinfonia lirica di Zemlinsky.

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