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MUSICA CLASSICA E ARTE  2008

1893

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CLAUDE DEBUSSY - Quartetto per archi in sol minore op. 10
Quartetto per archi in sol minore op. 10
La storia del Quartetto d'archi in Francia è breve e alquanto discontinua: praticamente nessun capolavoro prima degli ultimi anni dell'Ottocento e pochi, sebbene significativi, lavori a partire dal 1889, anno in cui il Quatuor di Cesar Franck riscosse grande e inatteso successo. Seguiranno poi i Quartetti di Fauré (1876, 1885), il Quartetto di d'Indy (1890), e i due lavori di Debussy e Ravel.

Claude Debussy compose il Quartetto per archi in sol minore op.10 tra l'estate del 1892 e il febbraio del 1893.
La prima esecuzione avvenne, ad opera del Quartetto Ysaye, a Parigi il 29 dicembre dello stesso anno. Il Quartetto, nell'universo compositivo debussiano, si colloca all'interno di un periodo dominato da lavori di marca simbolista (Prelude a l'après-midi d'un faune, Nocturnes).
Una curiosità è data dal fatto che questa è l'unica pagina di Debussy a recare nel frontespizio un numero d'opera. Concepito all'epoca dell'amicizia con Ernest Chausson, compositore e allievo di Franck, il Quartetto op. 10 di Debussy risente indubitabilmente degli influssi franckiani, soprattutto nella forma ciclica che permea la struttura dei suoi quattro movimenti, unita però alla forma della variazione, quasi a conciliare in una curiosa sintesi il mondo accademico di Franck e quello onirico, tipico ad esempio del Prelude a l'après-midi d'un faune.
I quattro movimenti sono dominati da un unico tema, in continua trasformazione, con un'armonia dai colori sempre cangianti; micro-variazioni che interessano tanto l'aspetto ritmico che quello coloristico-modale si alternano a riesposizioni del tema fondamentale, in un variegato e coloratissimo mosaico musicale.
La durata dell'opera è insolitamente breve: grazie a un'efficace concisione formale, Debussy concentra i quattro movimenti in un lasso di tempo che non raggiunge neanche la metà di quello che occorre a Franck per il suo Quatuor.

II Quartetto di Debussy non ottenne subito consensi; la critica rimase perplessa, a volte sconcertata, davanti alle caratteristiche innovative del suo linguaggio. Solo a partire dalla seconda esecuzione del 1894 (Bruxelles, Libre Esthétique) la composizione comincia a essere veramente apprezzata e si tenta timidamente di rintracciarne le influenze predominanti: da Borodin (Primo Quartetto), alle orchestrine zigane udite da Debussy nel corso del soggiorno in Russia (1880-1882), dalle evocazioni del gamelan giavanese all'unità formale di stampo mozartiano.
Lo stesso Chausson fu abbastanza critico nei confronti del Quartetto; l'amicizia con Debussy si andava ormai allentando e i rapporti fra i due musicisti si avviavano verso la rottura. Nella sua ultima lettera all'amico più anziano, scritta nel febbraio 1894 e riportata da Edward Lockspeiser, Debussy scrive: «Devo confessarvi che per diversi giorni sono stato molto angosciato per quel che avete detto a proposito del Quartetto, perché mi sono reso conto che il risultato è stato quello di farvi amare ancor di più certe cose, quando volevo invece che ve le facesse dimenticare». Da qui la promessa fatta a Chausson di comporre un secondo quartetto; promessa, come sappiamo, mai mantenuta essendo il Quartetto in sol minore l'unico del suo genere nel catalogo di Debussy.

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