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MUSICA CLASSICA E ARTE  2008

1888

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R. STRAUSS - Don Juan, poema sinfonico op. 20

Con Don Juan, preceduto soltanto da una inedita prima stesura di Macbeth ed eseguito per la prima volta a Weimar sotto la direzione dello stesso autore l'il novembre 1889, si apre la serie dei grandi poemi sonori di Strauss.

Composto fra il 1887 e il 1888, Don Juan rivela nel compositore ventiquattrenne un'autorevolezza e un magistero tecnico che hanno pochi termini di confronto, specialmente per il linguaggio orchestrale, di inedito e spettacoloso virtuosismo. Programma del lavoro è una delle tante incarnazioni letterarie del mito di Don Giovanni, quella del poema di Nikolaus Lenau, da cui sono tratte tre citazioni premesse alla partitura, corrispondenti ad altrettanti aspetti del personaggio: l'ansia di piacere, il desiderio sempre nuovo e sempre risorgente dinanzi a ogni donna, la delusione e la rassegnazione al proprio destino

«Fu bella la tempesta che mi ha agitato
ora è
passata e rimane il silenzio.
Ogni desiderio e speranza è apparenza di morte».

Appunto l'immagine della tempesta sembra essere il motivo-guida della rappresentazione di Strauss, fin dal gesto imperioso con cui si afferma il tema di Don Giovanni, in apertura dell'unico grande movimento sinfonico in cui consiste il poema.

All'interno del tema propriamente detto, che occupa sedici battute, si caratterizzano diversi motivi autonomi, che via via vengono ripresi e sottoposti ad ampi sviluppi. Unità e varietà, dialettica fra i temi (secondo la forma-sonata), e disposizione ciclica tipica del rondò si fondono in un organismo di straordinaria articolazione.

Il senso infinito, circolare, dell'esperienza di Don Giovanni, i mutevoli aspetti dell'ideale femminile espressi nei diversi temi assolvono a una funzione costruttiva prima ancora che narrativa, fino all'ultimo, importantissimo motivo, stagliato verso la fine dai corni contro il tremolo degli archi, che annuncia con un altro gesto indimenticabile la quiete dopo la tempesta, quando, spento ogni desiderio, la morte si fa avanti, e «il mondo si fa oscuro e deserto».

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