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MUSICA CLASSICA E ARTE  2008

1931

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G.Gershwin - Seconda rapsodia
A partire dagli anni Trenta, la musica di Gershwin mostra un deciso progresso tecnico. Accanto alle qualità che avevano decretato il clamoroso successo della Rapsodia in blu, cioè la freschezza e la spontaneità inventiva, si iniziano a notare una maggiore complessità ritmica, un impiego sciolto del contrappunto, una scrittura orchestrale più scaltrita. Un certo influsso, in questa evoluzione, dovettero certamente esercitare gli studi sistematici di orchestrazione e composizione intrapresi in quegli anni. La Seconda Rapsodia per orchestra con pianoforte è un perfetto esempio della nuova strada imboccata dall'arte di Gershwin. La genesi della composizione è del tutto atipica. Nel 1931 Gershwin era stato chiamato a Hollywood per comporre la colonna sonora del film Belicious. Nelle sequenze finali, dove la protagonista vaga disperata per le strade di Manhattan, il dialogo si riduce al minimo e la musica, mescolata ai rumori della strada, diventa protagonista assoluta; Gershwin scrisse per queste scene otto minuti circa di musica, una musica pulsante che rendeva bene l'atmosfera della metropoli moderna. Licenziato il film, Gershwin decise di ampliare questa «Rapsodia di Manhattan» ricavandone una pagina sinfonica indipendente. Mantenne tutti i temi del lavoro originale, li ampliò e sviluppò, senza aggiungerne di nuovi; conservò identico anche il finale. La nuova composizione orchestrale, portata a termine nel maggio del 1931, fu detta dapprima New York Rhapsody e in seguito Seconda Rapsodia. Contrariamente alle sue abitudini, Gershwin non la presentò immediatamente al pubblico: la Rapsodia fu eseguita solo il 29 gennaio dell'anno successivo a Boston, con la Boston Symphony Orchestra diretta da Serge Koussevitzky e l'autore stesso nelle vesti di pianista. Il lavoro non riuscì a guadagnare l'immediata popolarità della Rapsodia in blu, al cui confronto fu trovato meno spontaneo e originale; ciononostante la Seconda Rapsodia fu apprezzata per la forma e soprattutto per l'orchestrazione, forse meno effervescente ma sicuramente più accurata.

La Rapsodia si articola in tre parti ben distinte: come nella Rapsodia in blu, la parte centrale è più lenta e ha carattere contrastante, l'ultima è più animata e in crescendo. Il pianoforte esegue alcuni soli, ma è trattato più come uno strumento dell'orchestra che come un solista. La musica non segue un programma vero e proprio; l'unico riferimento specifico a qualcosa di extramusicale sta nel tema principale [4.031, il cui ritmo insistente pare suggerire il lavorio di tanti martelli (per questo motivo la Seconda Rapsodia è anche detta «Ehapsody in Rivets», cioè «dei bulloni»).
È un motivo che evoca l'animazione della folla, il rumore delle strade, insomma la città moderna operosa e pulsante di vita; è la Manhattan frenetica, vista con gli occhi timorosi dell'immigrato che è protagonista del film. L'insistente moto percussivo del tema principale si alterna a momenti riflessivi: è il caso di un secondo motivo più calmo [4.04], che Gershwin definì «brahmsiano» (nel film, in origine, era il tema che accompagnava la notte). Ispirata a un lirismo espansivo è la seconda parte della Rapsodia [4.10], dominata da un tema cantabile e sentimentale; scompaiono qui l'ossessione del ritmo metropolitano e ogni traccia di brutalità meccanica. La terza e ultima parte [4.11] torna alla vivacità iniziale: è la ripresa abbreviata e modificata della prima parte, e ha al tempo stesso la funzione di un'ampia e brillante coda conclusiva.

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