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MUSICA CLASSICA E ARTE  2008

1931

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F.Grofè - Grand Canyon suite
Figlio di una violoncellista, ottimo pianista nonché violinista «classico» (fu per dieci anni nell'organico della Los Angeles Symphony Orchestra), istruito sui principi della composizione e dell'orchestrazione, Ferdinand Rudolph von Grofe - questo è il vero nome di Ferde Grofé - decise in seguito di dedicarsi al jazz e fu assunto dalla celeberrima jazz-band di Paul Whiteman, per la quale prestò la sua valida opera di pianista e soprattutto di arrangiatore (tra le sue numerose «orchestrazioni sinfoniche», grazie alle quali, negli anni venti, il jazz fu elevato nelle sfere dell'Arte, occorre ricordare almeno quelle della gershwiniana Rhapsody in Blue).
Nella medesima linea di incontro tra jazz e musica colta va considerata anche la sua non indifferente attività di compositore, il cui titolo più celebre è senz'altro la Grand Canyon Suite, iniziata nel 1921 (Sunrise) e completata tra il 1929 e il 1931, emblematica di una produzione tutto sommato «leggera» qual è quella di Grofé, tranquillamente assimilabile al genere della musica per film («spettacolo musicale in cinemascope» è stata felicemente definita da G. Vinay), ma senz'altro piacevolissima, mai volgare e scritta (e soprattutto orchestrata) con mano sicura e abile.
Nel primo movimento, Sunrise per evocare musicalmente il sorgere del sole sul Grand Canyon, Grofé fa ricorso a madrigalismi e a effetti timbrici quasi scontati, ma di sicura presa emotiva: accompagnamento scalare ascendente, ostinato, in progressivo trasferimento dal registro grave a quello medio e acuto, a suggerire il lento passaggio dalla notte al giorno; motivo principale affidato al timbro argentino dell'ottavino, quasi un usignolo che si è appena svegliato, e così via. Nel seguente Painted Desert, dove Grofé fa ancora largo uso di un accompagnamento ostinato, i misteriosi colori del «deserto dipinto» sono affidati alle magiche sonorità di un disegno ad arpeggi (forse non immemore de L'apprenti sorcier di Dukas) e a un motivo principale che riverbera continuamente tra i diversi timbri dell'orchestra. On the trail, il brano più famoso della suite, sembra proprio la colonna sonora di un film di John Wayne, col primo tema che suggerisce il procedere sobbalzante di una diligenza o di un conestoga (il pesante carro dei pionieri) e il bel secondo tema epico, carico di ottimismo e illuminato dalla luce dei grandi spazi della frontiera. Per Sunset «tramonto», vale quanto detto per il precedente (e speculare) Sunrise, non a caso citato in coda con l'incipit del suo motivo principale: qui il madrigalismo consiste in un lungo motivo principale dal profilo discendente che suggerisce l'infuocato e lento tramonto del sole, al quale Grofé non oppone alcun altro motivo, preferendo giocare unicamente sulla varietà e sulla raffinatezza timbrica. La suite si conclude a sorpresa con Cloudburst spettacolare narrazione sonora di un nubifragio che sconvolge la quiete notturna annunciata dalle sonorità iniziali dei violini e dal dolce riepilogo dei più bei motivi della suite.

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