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MUSICA CLASSICA E ARTE  2008

1905

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Kindertotenleader - G. Mahler
Composti tra il 1901 e il 1904, i Kindertotenlieder furono pubblicati nel 1905 e presentati nello stesso anno a Vienna in un concerto organizzato dalla Vereinigung schaffender Tonkùnstler, sotto la direzione dell'autore. Il poeta Rùckert aveva composto, tra il 1833 e il 1834, 448 poesie ispirate alla tragica morte dei due figlioletti, Ernst e Luise. Da quella raccolta Mahler scelse sei poesie, due delle quali fuse in una, e le musicò con animo commosso, quasi presago che di lì a poco (nel 1907) egli stesso avrebbe perduto la figlia primogenita, Maria, egualmente stroncata dalla scarlattina.
La musica dei Kindertotenlieder oscilla tra i poli della disperazione e della rievocazione struggente. In realtà i contenuti poetici di Rùckert si traducono nella musica di Mahler in altrettante metafore, intensamente liriche, della vanità del mondo. Vi si avverte netto il distacco dai Lieder precedenti, da quelli tratti dalla raccolta di Arnim e Brentano Dei Knaben Wunderhom, dove ricorrevano le immagini incantate del mondo popolare, del regno della fiaba, della stagione dell'infanzia, della vita del villaggio. Il primo Lied esprime intensamente il sentimento di rivolta verso una vita che continua, nonostante l'accadere della tragedia. Ma il gesto è vocalmente trattenuto, avvolto in raggelanti raffinatezze timbriche (arpa, campanelli, strumentini soli e corno). E soltanto per un Mahler breve momento l'agitazione e l'impulso ribelle prevalgono nell'orchestra, tacendo la voce, prima della ripresa finale.

Il secondo Lied si apre con un penetrante inciso dei violoncelli, che poi continua ad accompagnare il ricordo dei segni premonitori della tragedia, che erano visibili, quale "fiamma oscura", negli occhi stessi dei bambini. Il canto si distende poi appassionato quando il poeta riconosce nelle stelle del cielo proprio quegli occhi. Ma subito dopo l'orchestra conclude da sola, riportando l'espressione alla muta sofferenza iniziale.

Il terzo Lied si culla nell'illusione che i bambini siano ancora vivi nella quotidianità della vita familiare, che viene resa in un quadro musicale animato da melopee semplici e infantili, immerse tuttavia in una timbrica fredda ed agghiacciante, sì che l'illusione si rivela tale, e il Lied si chiude con un grido disperato.

Di nuovo, la poesia del quarto Lied si abbandona all'illusione, questa volta, che i bambini, forse siano soltanto usciti, affidandosi a una nenia, un poco arcaica, un poco popolare, che si snoda ininterrotta. Il quinto Lied è nettamente bipartito: la prima parte, evocando la bufera nella quale si immagina che siano usciti i bambini, dà luogo all'unico episodio sinfonico concitato del ciclo. Poi il pensiero consolatorio di come i bambini ora siano lontani dalla tempesta del mondo e riposino protetti dalla mano di Dio porta ad una visione timbricamente trasfigurata, entro la quale il canto dolcemente si scioglie, mentre un corno intesse l'ultimo compianto.

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