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MUSICA CLASSICA E ARTE  2008

1894

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G. Mahler - Sinfonia n. 2
La musica sinfonica di Gustav Mahler richiede all'ascoltatore una particolare disponibilità. Chi è persuaso che la musica non può essere intesa se non come arte autonoma, chi si accosta al sinfonismo di Mahler con concezioni legate all'ordine di idee dell'art pour l'art non può comprendere l'essenza di quest'arte. La musica sinfonica di Mahler è accessibile solo a colui che è disposto a guardarla per ciò che essa in realtà è: un'arte per molti aspetti scaturita da idee e concezioni religiose, filosofiche e letterarie. In Mahler come in nessun altro compositore del secolo XIX si congiungono strettamente fede religiosa, visione del mondo e musica sinfonica. Costituiscono un mondo spirituale multiforme, che si deve conoscere, se si vogliono comprendere bene le Sinfonie di Mahler.

Mahler stesso intendeva alcuni lavori come espressione della sua visione del mondo, ed è significativo il fatto che parecchi dei suoi contemporanei parlassero del suo sinfonismo come di una "musica metafisica". Le sue Sinfonie erano spesso circondate dall'aureola del misterioso e del mostruoso. Per molti Mahler era "teso alla ricerca di Dio", "mistico", "filosofo che scrive sinfonie", in breve: un sinfonista fuori della norma, la cui opera era oppressa da un greve fardello metafisico.
Simili definizioni, per strane che possano parere, non sono così fuorvianti, e lo si intende pienamente se ci si rende conto che di fatto al centro del pensiero mahleriano stavano problemi metafisici. L'interrogativo sul senso dell'esistenza e sulle "cose ultime" lo assillò in tale misura che si può parlare perfino di una agonia metafisica.

La Seconda Sinfonia è l'opera di Mahler in cui l'aspetto religioso-metafisico della sua arte si manifesta nel modo più chiaro. L'argomento di questo lavoro è di natura escatologica, in senso teologico. Con la concezione "a programma" della Sinfonia e con l'inserzione di testi poetici Mahler cercò in forma artistica di dare una risposta a tutti gli interrogativi sui quali il suo pensiero si arrovellava: le domande sul senso della vita e della morte e sulla condizione dell'uomo e del mondo alla fine dei tempi. La fede che egli così professava è un Credo nell'immortalità formulato in modo molto personale. Il testo di cui scrisse appositamente i versi per il Finale della Sinfonia culmina nella certezza "Morirò per vivere!"

La genesi della Sinfonia, estremamente interessante e istruttiva, documenta che Mahler "lottò" veramente a lungo con la materia ideale dell'opera. Il suo "germe" fu un poema sinfonico in un solo movimento, dal titolo "Todtenfeier" (cerimonia funebre), che era stato scritto seguendo un programma dettagliato ed era già stato finito a Praga nel settembre 1888. Passarono anni, prima che Mahler avesse l'idea di rielaborare questa composizione facendola divenire una grande Sinfonia in cinque movimenti. In ogni caso finì solo nell'estate 1893 il secondo tempo e lo Scherzo, che sostanzialmente rappresenta la versione sinfonica di uno dei suoi Lieder da "Des Knaben Wunderhorn", e cioè "Des Antonius von Padua Fischpredigt" ("La predica ai pesci di Antonio da Padova"). Basò il quarto movimento su un testo tratto da "Des Knaben Wunderhorn", la poesia "Urlicht" ("Luce primordiale"). che si pone in rapporto con il soggetto del "Todtenfeier" e dà espressione poetica all'antico anelito alla unio mystica con Dio: "Son venuto da Dio e voglio ritornare a Dio!/L'amato Dio mi darà una piccola luce,/che brillerà per me fino alla vita eternamente beata."

Solo dopo lunga ricerca Mahler trovò il testo per il Finale. In una lettera al Dr. Arthur Seidl scrive che "perlustrava l'intera letteratura mondiale fino alla Bibbia per trovare la parola liberatrice", e fu infine costretto "a dare da se stesso parola a sentimenti e pensieri". Racconta che ebbe l'impulso decisivo a far ciò alla cerimonia funebre per Hans von Bulow ad Amburgo nel marzo 1894: "Lo stato d'animo che dominava in me mentre me ne stavo là seduto pensando allo scomparso, corrispondeva proprio allo spirito dell'opera, che era allora in gestazione. — Ecco che il coro intonò dall'organo il Corale su testo di Klopstock Aufersteh'n! — Ne fui colpito come da una folgore e tutto appariva chiaro e limpido alla mia anima!"

Il Finale della Seconda (terminato nel giugno 1894) può essere descritto come un grandioso "quadro musicale" del Giudizio Universale, della Resurrezione e della vita eterna. Nella parte puramente strumentale di questa pagina Mahler delinea l'immagine monumentale di una visione apocalittica del Giudizio finale ricorrendo a mezzi giganteschi. Due sezioni della partitura portano nell'autografo i titoli "Colui che chiama nel deserto" e "Il grande appello". Poi la parte vocale si basa su due strofe del testo scritto da Mahler a completamento del corale. Esse implicano una professione di fede nella vita dopo la morte, in particolare nella dialettica del "muori" e "divieni". Se si tiene presente la grandiosità dell'argomento, si può comprendere meglio perchè questa così detta "Sinfonia della Resurrezione" spezza violentemente la cornice tradizionale del genere sinfonico.
La Seconda di Mahler, per quanto riguarda l'impianto e l'organico, è insieme sinfonia, cantata, oratorio e mistero di redenzione. Si orienta al modello della Nona di Beethoven come alle concezioni di Wagner, che cercava di unire arte e religione.

I cinque tempi di quest'opera sono raggruppati in tre parti. La prima è formata dal movimento iniziale, la seconda dal successivo. La terza parte comprende i movimenti dal terzo al quinto, che devono seguire l'uno all'altro "senza alcuna interruzione". "Una pausa di almeno cinque minuti" deve separare il primo dal secondo movimento. La partitura prescrive due voci soliste, coro misto e un gigantesco complesso orchestrale, che comprende, oltre agli archi e a un ampio numero di fiati, l'organo, strumenti fuori del palcoscenico e un grande gruppo di strumenti a percussione (7 esecutori).

Mahler ha più volte spiegato le concezioni programmatiche delle sue prime quattro Sinfonie in colloqui e lettere rivolte a diversi destinatari. Del programma della Seconda esistono almeno tre versioni, che divergono nella forma e talvolta in alcuni particolari ma che mantengono le stesse immagini, concezioni e percorsi ideali. La terza versione (che Mahler accluse a una lettera alla fidanzata, Alma Schindler) suona così: Siamo accanto alla bara di un uomo amato. Davanti alla nostra immaginazione passano ancora una volta, per l'ultima volta, la sua vita, le sue lotte, le sofferenze, il volere. E in questo grave momento che scuote l'anima del più profano, nell'istante in cui respingiamo, come si scosta una coltre, tutto ciò che di quotidiano ci confonde e ci avvilisce, allora una voce tremendamente severa ci tocca il cuore, una voce che non riusciamo a cogliere nell'assordante frastuono della giornata: "Ed ora? Che cos'è la vita - e la morte? C'è per noi una sopravvivenza? È tutto soltanto un confuso sogno, o la vita e la morte hanno un senso?"
E a queste domande dobbiamo darà una risposta, se vogliamo continuare a vivere.
I tre movimenti successivi sono concepiti come Intermezzi.

Secondo Movimento: Andante
Un momento felice nella vita di questa persona cara scomparsa, e un ricordo malinconico della sua giovinezza e della perduta innocenza.

Terzo Movimento: Scherzo Lo spirito della incredulità, della negazione si è impadronito di lui; egli guarda nel tumulto delle apparizioni e insieme con la pura coscienza infantile perde la salda fermezza che è data solo dall'amore; dispera di sé e di Dio. Il mondo e la vita gli appaiono come confusi fantasmi; la nausea di tutto l'Essere il Divenire lo afferra con un pugno di ferro e lo spinge a urlare di disperazione.

Quarto movimento: Urlicht (assolo di contralto)
La toccante voce della fede ingenua risuona al nostro orecchio. "Son venuto da Dio e voglio ritornare a Dio! L'amato Dio mi darà una piccola luce, che brillerà per me fino alla vita eternamente beata. "

Quinto movimento
Siamo di nuovo di fronte a tutti i terribili interrogativi, e allo stato d'animo della fine del primo movimento. Risuona la voce di colui che chiama: è giunta la fine di ogni cosa vivente, si annuncia il Giudizio Universale e irrompe tutto il terrore del giorno finale.
La terra trema, si spalancano le tombe, i morti si levano e vanno in schiera infinita. I grandi e i piccoli di questa terra, i re e i mendicanti, i giusti e gli scellerati, tutti vogliono andare - al nostro orecchio risuona terribile l'invocazione alla misericordia e alla grazia. Il grido si leva sempre più spaventoso, tutti i sensi vengono meno, ogni coscienza svanisce all'avvicinarsi dell'Eterno Spirito.

Il Grande Appello
risuona — chiamano le trombe dell'Apocalisse; nel mezzo di un orrendo silenzio crediamo di sentire quasi un usignuolo, lontano, lontano, come un'ultima tremula eco della vita terrena! Lieve risuona un coro dei beati e dei celesti: "Risorgerai, sì, risorgerai!" Si manifesta allora la magnificenza di Dio! Una meravigliosa, mite luce ci penetra fino al cuore — tutto è pace e beatitudine! Ed ecco: non c'è giudizio, non ci sono peccatori, giusti, grandi, piccoli, non e'è punizione o premio! Un onnipotente sentimento d'amore ci pervade illuminandoci con una coscienza e una esistenza di beatitudine.

Una approfondita analisi della partitura che tenga conto delle spiegazioni programmatiche e di altri dati può mostrare che Mahler illustra le sue concezioni con una serie di simboli musicali che possiedono un significato extramusicale. L'analisi della partitura dimostra inoltre che tra i singoli movimenti esistono rapporti tematici, che accentuano il carattere ciclico dell'opera. Così il primo movimento, lo Scherzo e il quarto movimento sono collegati tematicamente con il Finale.

Il primo tempo, costruito secondo lo schema della forma-sonata, è una composizione originale (nonostante numerose reminiscenze di Beethoven, Bruckner, Wagner) nella impostazione e nella concezione complessiva, una pagina in cui si avvicendano sezioni con carattere di marcia funebre, quasi da requiem, e sezioni drammaticamente mosse. Il carattere fondamentalmente cupo e solenne si rischiara solo in pochi momenti.

Il secondo movimento è l'unico della Sinfonia che non presenta alcun rapporto tematico con gli altri. Si articola in cinque parti secondo lo schema: sezione principale — Trio — sezione principale — Trio - sezione principale. La sezione principale è un Làndler "comodo"; il Trio presenta caratteri da Scherzo.

L'originalissimo Scherzo fu definito da Mahler "uno strano pezzo di spaventevole grandezza". È ricco di figurazioni tematiche e culmina in una sonorità dissonante, tenuta a lungo, che Mahler spiegava come "grido di disperazione".
Il quarto movimento, un toccante Lied con orchestra, rivela l'aspetto di riposta ingenuità dell'arte di Mahler.

Il Finale si basa su numerosi temi e motivi. Tra i più importanti sono un tema del "Dies irae", un tema della resurrezione e un tema dell'eternità. Particolare attenzione merita il passo ai numeri 29 e 30 della partitura, subito prima del primo attacco del coro. I corni e le trombe posti fuori dell'orchestra, che devono "suonare da direzioni opposte", enunciano il "Grande Appello". Il canto dell'usignolo, ricco di colorature, che viene imitato dal flauto e dall'ottavino.

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