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MUSICA CLASSICA E ARTE  2008

1913

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La mano felice - Arnold Schoenberg
La mano felice (Die glùckliche Hand), opera in un atto su libretto proprio (1909-1913) — Quest'opera approfondisce ulteriormente la poetica espressionista, non solo in senso musicale ma più generalmente teatrale.

Schonberg studia un tipo di teatro musicale in cui lo spazio scenico viene assunto in tutte le sue effettive possibilità, dalla mimica ai giochi di luci e di colori, e dove ogni elemento partecipa con dignità strutturale pari agli altri. Nell'equilibrio e nella complementarietà di tutti gli elementi scenici e sonori ciò che prima di ogni altra cosa viene a cadere è la verosimiglianza "realistica" (naturalmente nell'accezione più scontata e banale), sostituita dalla propensione per il fantastico e per il "mostruoso."

Un complesso simbolismo sta alla radice dei quattro quadri: all'inizio ci è dato di vedere l'Uomo steso con la faccia al suolo sovrastato da una creatura mostruosa, mentre sullo sfondo i volti di sei uomini e di sei donne illuminati di verde osservano da altrettanti fori. La Donna, che personifica l'eros, incombe sull'Uomo senza che questi possa vederla, mentre il terzo personaggio, il Signore "vestito elegantemente alla moda" (precisa Schonberg) rappresenta la mondanità, che risucchia la donna stessa in un luminoso vortice contrassegnato dal successo immediato, tramutandola in oggetto incapace di riconoscere ogni valore.

Nel secondo quadro l'Uomo viene a contatto della Donna, e questo fa si che egli resti in uno stato di beatitudine anche allorché questa scompare condotta via dal Signore, e contempli fissamente la propria mano sentendo la Donna ancora vicino a sé.

Nel terzo quadro egli percorre una gola minacciosa salendo verso una grotta che, indica Schonberg, "rappresenta qualcosa di mezzo tra un'officina meccanica e un laboratorio di oreficeria": gli uomini che vi lavorano lo osservano minacciosamente ma l'Uomo, ancora in preda al sentimento estatico, "osserva la propria mano sinistra alzata, le punte delle dita illuminate, dall'alto, da una luce azzurro chiara. Egli guarda la propria mano, dapprima profondamente commosso, poi giubilante, pieno di forza," poi spezza l'incudine e dall'oro trae un diadema; a questo punto si leva un vento fortissimo, una tempesta accompagnata da chiarore abbagliante, da un frenetico alternarsi di colori. L'Uomo vede in un'altra grotta il Signore che insegue la Donna la quale tenta di sottrarsi al suo dominio, ma non può intervenire.

Allorché Uomo e Donna si troveranno vicinissimi in fondo alla gola, la seconda tentando disperatamente di sfuggire all'inseguiménto del Signore, determina la caduta di un masso che si riversa atrocemente sul primo.

L'ultima parte, che ripropone lo stesso quadro della scena iniziale, allude al difficile cammino dell'individuo nell'odierna società. Il coro canta la spinta dell'Uomo verso un sentimento plausibile eppure irrealizzabile, e la visione disperata di un mondo soggetto, senza possibilità di scampo, alle forze oppressive.

Per quanto concerne la musica sarà bene limitarsi a constatare le differenze sostanziali che è possibile cogliere tra l'Attesa e la Mano felice: se nel primo cimento teatrale di Schonberg la forma musicale, e con essa in un certo senso il "divenire" discorsivo, risultavano dissolti nell'invenzione di una materia sonora sempre nuova, corrispondente alla staticità dell'azione risolta nell'evocazione dei segreti fantasmi di cui si popola il monologo interiore, nella Mano felice l'organizzazione formale rivendica la funzione "narrativa," è connessa a precise intenzioni sceniche, visuali, suggerisce il "gesto" teatrale, genera un senso di viva inquietudine, percorrendo l'arco temporale con il fremito dell'intreccio contrappuntistico aspro e sferzante, mentre sul piano vocale si impongono le notevolissime parti corali, ove voci cantanti e parlanti si intrecciano in una struttura fissata in una dimensione nettamente timbrica, si coniugano ingigantendo la portata comunicativa ed espressiva dei dati simbolici e registrando il crescente pessimismo schònberghiano.

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