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MUSICA CLASSICA E ARTE  2008

1911

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S.Prokpfiev - Concerto n.1 re b magg. op.10
Prokofiev scrive il suo Concerto n. 1 per pianoforte mentre è ancora allievo del conservatorio di S. Pietroburgo.

Nel 1909 il diciottenne Prokofiev ha già conseguito il diploma di composizione, con il relativo titolo di "libero artista", ma ha poi intrapreso studi di direzione d'orchestra con Nicolai Cerepnin, e si è iscritto nella classe di pianoforte della celebre Annetta Essipova.

Nel 1911 Prokofiev decide di scrivere un pezzo per pianoforte e orchestra, che chiama Concertino.

Il Concerto op.10 è terminato nel gennaio del 1912 un anno felicemente operoso per Prokofiev che è eseguito dall'autore al Circolo Sokol di Mosca, il 7 agosto.

Se l'importanza della parte solistica e l'imponente organico orchestrale spiegano il titolo di Concerto, le proporzioni dell'op. 10 rimangono quelle del concertino. La composizione raggiunge infatti una durata sensibilmente inferiore a quella dei concerti scritti tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento; la forma, inoltre, non è quella classica in tre o quattro tempi, con il primo tempo in forma-sonata.

Il primo tempo si organizza sul susseguirsi di vari temi, che danno origine a sei episodi, collegati e ritmicamente affini, ma tematicamente differenziati: il primo episodio è a modo di marcia, il secondo a modo di toccata, il terzo a modo di tarantella, il quarto riunisce i caratteri della marcia e della tarantella - ma restando tematicamente indipendente dal primo e dal terzo- il quinto e il sesto sono ancora a modo di marcia. Dopo il sesto episodio viene ripreso il primo episodio, con il quale si chiude il primo tempo. Il primo episodio serve così da cornice al primo tempo e ne delimita nettamente la struttura.

L'unità formale del primo tempo viene quindi ottenuta da Prokofiev senza far ricorso alle tradizionali simmetrie e al tradizionale sviluppo tematico: i temi, si susseguono secondo una logica formale facile da cogliere all'audizione, difficilissima da individuare all'analisi.
I rapporti tra i temi, che permettono a sei episodi consecutivi di costituire una forma organica e non un rapsodico seguito di belle idee, sottili, profonde e istintive.
E' tuttavia importante il fatto che a poco più di vent'anni Prokofiev riesce a superare la tradizionale logica delle forme.

Il secondo tempo, che segue senza interruzione, è molto più vicino alla tradizione del tardoromanticismo. Il tema principale, esposto dai violini con sordina, ha un profilo melodico già tipico di Prokofiev, e ancor più tipici di Prokofiev sono da considerare gli interventi del clarinetto e dei corni alla conclusione del tema. L'impianto formale è invece tradizionale: lenta ascesa verso un punto culminante — con tema in fortissimo agli archi sulle rombanti batterie di accordi ribattuti del pianoforte — e lenta distensione, con progressivo dissolvimento del materiale melodico e della sonorità.

Il terzo tempo, come già detto, riprende in ordine inverso gli episodi del primo tempo, modificati e variati, e con inserimento di una Cadenza del pianoforte. I ritorni tematici possono far pensare che Prokofiev abbia avuto presenti i concerti di Liszt, o più probabilmente il Concerto op.30 di Rimski Korsakov, che deriva direttamente da Liszt.

L'originalità formale di Prokofiev è però assoluta, e il Concerto op. 10 trova in Liszt e in Rimski Korsakov dei precedenti storici, ma non dei modelli.

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