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MUSICA CLASSICA E ARTE  2008

1907

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S. Rachmaninov Sinfonia n.2  mi min. op.27
Fino al momento in cui abbandonò, nel 1917, la Russia, Rachmaninov si vide sempre in primo luogo come un compositore; e tendeva anzi a considerare il proprio talento di pianista e direttore d'orchestra, così richiesto, quasi come un impedimento per il lavoro creativo.
Fu proprio in larga misura per sottrarsi a questo genere di richieste che egli lasciò Mosca per due anni, tra il 1906 e il 1908, per recarsi a Dresda.
La decisione si rivelò fruttuosa: non vi è infatti alcun altro momento della sua vita in cui Rachmaninov sia riuscito a scrivere tanta musica.
A questo periodo appartengono la Seconda sinfonia, i Quindici Lieder, op.26, la Prima sonata per pianoforte, il poema sinfonico L'isola dei morti, ed il Terzo concerto per pianoforte.
Il periodo di Dresda segna la riconquista da parte del compositore della piena fiducia nei propri mezzi, con il superamento della crisi che era iniziata nel 1897, con il disastroso fallimento della Prima sinfonia.
Il grande successo di una stagione londinese nel 1898-99, ove apparve tanto come pianista che come direttore d'orchestra, servì a fargli ritrovare un minimo di fiducia in se stesso, ma appena tornato a Mosca i dubbi ripresero ad assalirlo con accresciuta violenza.
Il suo stato psichico si aggravò al punto da non permettergli di lavorare al Secondo concerto per pianoforte, che si era impegnato ad eseguire l'anno successivo a Londra.
Fu solo dopo essersi sottoposto ad un trattamento di sedute di ipnosi ad opera di un tale Dott. Dahl (al quale è dedicato il Concerto) che egli riuscì a terminare quella che doveva poi essere la più popolare fra le sue composizioni di maggior impegno.
La crisi era così superata; ma negli anni seguenti la richiesta per le sue prestazioni di interprete fu così intensa da lasciargli ben poco tempo da dedicare alla composizione.
Fu solo quando rinunziò al suo incarico di direttore d'opera, prese a rifiutare sistematicamente ogni altra proposta, e si trasferì infine appunto a Dresda, che potè realizzare le sue aspirazioni.
La pacifica atmosfera della città tedesca, inoltre, riuscì a mitigare in qualche modo il cupo pessimismo che pervade tanta parte della musica di Rachmaninov.
Indubbiamente, il secondo ed il quarto movimento della Seconda sinfonia sono di un ottimismo assai raro nel resto della sua produzione, anche se il movimento iniziale è tra i più tragici da lui mai scritti.
In qualche misura, questa moderata tendenza ottimistica si riflette nella sequenza tonale dei movimenti, che da mi minore va a la minore, la maggiore e mi maggiore, dalla quale però non si ricava alcuna indicazione del contrasto tra i primi due movimenti.
Malgrado sia ancora in minore, infatti, il secondo movimento è pieno di gaia vitalità, quasi ad anticipare Prokofiev.
L'intera sinfonia viene unificata dall'uso di una breve frase tematica ricorrente, che fa la sua comparsa proprio all'inizio dell'ampia introduzione, in tempo lento.
Rachmaninov, tuttavia, non usa tale espediente con le modalità ed i fini di Ciaikovski, ad esempio, nella Quarta e nella Quinta Sinfonia.
E' solo nel primo movimento che la frase tematica assume un'importanza di primo piano.
Altrove essa assolve invece una funzione di connessione, apparendo in melodie di accompagnamento, in passaggi di transizione, ed a far da contrappunto a materiale di maggiore importanza.
Essa fornisce al tempo stesso una cellula germinativa, da cui frequentemente scaturiscono nuove idee tematiche.
A tal fine la frase, malgrado la sua brevità, risulta spesso suddivisa in piccoli motivi, a loro volta soggetti anch'essi a ulteriori addizioni.
Il funzionamento di questo modo di procedere si può ascoltare nelle prime battute dopo l'esposizione del tema da parte di violoncelli e contrabbassi, ove i legni riprendono, del tema stesso, la seconda e la terza nota, mentre i violini primi ne sviluppano ed estendono le ultime cinque.
Un altro mezzo di unificazione qui utilizzato è quello di reintrodurre al momento opportuno del materiale tratto dai movimenti precedenti.
Il finale, così, nelle sue sezioni di sviluppo, attinge a tutti e tre i movimenti che l'hanno preceduto, mentre il tema principale del secondo movimento, che alcuni considerano la più bella tra le melodie create da Rachmaninov, può facilmente esser riconosciuto come una variante del secondo soggetto del primo movimento.

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