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MUSICA CLASSICA E ARTE  2008

1916

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Ottorino Respighi - Fontane di Roma

Fin dagli esordi della sua attività di compositore, Respighi s'inserì in quel filone di rinnovato interesse per la musica strumentale, e in particolare per quella sinfonica, che caratterizzò la vita musicale italiana a partire dal secondo Ottocento. I compositori che, poco più che ventenni, fecero i loro esordi all'inizio del Novecento, e che furono poi raggruppati sotto l'etichetta di «generazione dell'Ottanta» - i nomi più celebri, oltre a Respighi, sono quelli di Casella, Malipiero e Pizzetti -si trovarono a fare i conti con un'autentica rivoluzione che stava caratterizzando il linguaggio musicale europeo, una rivoluzione che stava prendendo due strade ben definite e contrapposte: quella impressionista di Debussy e quella espressionista di Schonberg. Senza contare la temperie verista che aveva investito in Italia il teatro d'opera. L'approdo di Respighi al poema sinfonico, influenzato dall'esperienza straussiana, da un lato, e dallo stile di Debussy dall'altro, è segnato da una non comune fantasia coloristica, una fantasia che si giova di quella "altissima virtuosità di orchestrato" che lo stesso Casella, pur non condividendo talune scelte estetiche di Respighi, gli riconobbe. A ciò si aggiunge un gusto del tutto particolare per la minuta raffigurazione naturalistica, nonché per una sorta di «impressionismo sentimentale» - la definizione è di Sergio Martinotti - entrambi aspetti tipici di quell'estetica decadentistica che, soprattutto per opera di Gabriele D'Annunzio, occupava un posto di assoluto rilievo nella cultura italiana del primo Novecento.

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