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MUSICA CLASSICA E ARTE  2008

1928

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A.Schoenberg - Variazioni op. 31
Variazioni per orchestra op. 31 (1928) — Ritenute il capolavoro orchestrale dello Schonberg " dodecafonico. " le Variazioni segnano il pieno maturarsi di una concezione seriale dello spazio sonoro applicata a schemi formali preesistenti assunti come garanzie di coerenza formale e insieme come lusinghe discorsive da contestare. La materia pancromatica, racchiusa nell'alveo di forme classiche ("Introduzione," "Tema," nove "Variazioni" e "Finale"), organizza una rete di rapporti, un contesto di gesti sonori, che riflettono senza ombra di dubbio il permanere di un'impostazione programmaticamente espressionistica. Il vero contenuto delle Variazioni consiste nel duello tra piani formali già noti e deliberata pianificazione dell'"arbitrarietà" atonale attraverso i meccanismi occulti dei formulari dodecafonici, nei contrasti tra impalcature già note, e irreali, stranianti configurazioni melodiche e armoniche. Si inizia con una "Introduzione" nella quale il compositore sembra voglia farci assistere alla formazione stessa della materia sonora, per poi procedere all'articolazione seriale nel "Tema." Le "Variazioni" si caratterizzano, oltre che per la sempre diversa condotta armonica, ritmica e contrappuntistica, per il cangiare continuo dei raggruppamenti strumentali, di modo che ben più che il. razionale, continuo e insistente ritorno su poche cellule seriali, colpisce la penetrazione delle proprietà della materia sonora, la lucentezza delle soluzioni timbriche, le combinazioni strutturali sempre nuove, l'alternarsi di qualità formali ed emotive continuamente variate, l'incessante concentrarsi e frantumarsi dell'orchestra in raffinati impasti e in spasmodiche tensioni.

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