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MUSICA CLASSICA E ARTE  2008

1900

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A.Scriabin - Sinfonia n.1 - op.26
Comporre una Prima Sinfonia poco ambiziosa non sarebbe stato consono al carattere di Scriabin. Non soddisfatto di una semplice lotta con le normali sfide formali, egli concepì l'opera (completata nel 1900) con un'ampia struttura a sei movimenti, aggiungendovi un coro e due solisti vocali nell'ultimo movimento, un adattamento di un testo dello stesso Scriabin nel quale viene esaltata l'arte.
L'opera che ne risulta è basata sullo stesso materiale del quale è costruita tutta la sua musica; gli umori che vi scorrono sono gli stessi, le percezioni alle quali tende sono le stesse.

Alla prima esecuzione, diretta a Mosca il 29 marzo 1901 dall'insegnante di Scriabin, Vassili Safonov, la sinfonia fece poca impressione. Ma questo risultato che amareggiò profondamente il compositore fu dovuto probabilmente più alla novità dello stile ed alla sua portata che ad un grave difetto inerente.
Quindici anni dopo il critico londinese A. Eaglefield Hull scrisse della Prima sinfonia: "È un capolavoro di grande bellezza. Per me è un enigma perché quest'opera non sia stata ancora ascoltata in Inghilterra".

L'aggiunta del coro all'organico di esecuzione ha numerosi precedenti rispettabili e famosi. Dopo Beethoven, anche Mendelssohn e Liszt avevano scritto sinfonie con finale corale, e Berlioz e Mahler erano andati ancora oltre introducendo le voci in vari movimenti sinfonici.
Benché la prima di Scriabin sia decisamente un'opera innovativa, allo stesso tempo essa rimane strutturalmente collegata alla tradizione sinfonica.
Le forme sono infatti basate sui ben noti principi della sonata. La portata della musica ed i suoi metodi di sviluppo sono assolutamente sinfonici, come lo è anche l'accorgimento di consolidare l'unità formale attraverso la durata di quasi 50 minuti tramite il ritorno, nel Finale, ad alcuni elementi tematici del Lento iniziale. E se, ragionevolmente, consideriamo questo Lento come un'ampia introduzione, l'opera assume la forma di una tradizionale sinfonia in quattro movimenti con l'aggiunta di un'apoteosi corale.
Un aspetto stilistico particolarmente interessante è la coerenza dello schema ritmico della sinfonia. Con l'eccezione di quattro battute isolate, sparse attraverso il primo movimento, fino a circa metà del Finale, l’intera opera è scritta in metro ternario (oppure, nel caso del secondo Lento, un metro composto di due metri ternari). Ciò ha un triplice effetto: innanzitutto contribuisce a rinforzare l'effetto di unità della sinfonia; inoltre aumenta il senso di fluidità sinuosa che già in questa prima sinfonia di Scriabin viene causato dall'estensione della tonalità; ed infine rende ancora più singolare l'effetto del tempo comune del coro conclusivo, dove finalmente viene rotto lo schema prevalente del metro ternario.

Nelle ultime tre sinfonie Scriabin s'allontana progressivamente ed inesorabilmente dai concetti classici, concentrandosi sempre di più sul suo individualismo e misticismo religioso.

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