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MUSICA CLASSICA E ARTE  2008

1901

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Jean Sibelius - Sinfonia n. 2 in re magg. op. 43
Dopo il successo della Prima Sinfonia (eseguita anche a Parigi nel 1900), Sibelius visitò la Germania (Heidelberg e Berlino), la Cecoslovacchia (Praga, ove incontrò Dvorak) e l'Italia. Proprio qui (a Rapallo) nel febbraio 1901 egli lavorerà alla Seconda Sinfonia, una tra le sue più conosciute ed amate; essa verrà completata in forma pressoché definitiva nel novembre dello stesso anno, ma per la prima esecuzione, in seguito a piccoli rifacimenti, si dovrà attendere marzo del 1902 (a Helsinki, sotto la direzione dell'autore).

Come nella precedente, anche in questa sinfonia è il primo movimento che detiene il maggiore interesse. I motivi evolvono l'uno nell'altro in maniera quasi naturale, spontanea, ed eludono riferimenti troppo rigidi al trattamento di prammatica dei temi della forma-sonata.

Specialmente il primo tempo (Allegretto), che ha un carattere pastorale, presenta elementi tematici quasi aforistici; eppure la forma-sonata vi è osservata fedelmente, col tema principale, esposto all'inizio da oboi e clarinetti, che torna regolarmente dopo lo sviluppo.

Il secondo tempo, che è in re min., comincia con un rullo di timpani, sopra il quale i contrabbassi formulano, pizzicando, una figura che ripresa successivamente dai violoncelli fungerà d'accompagnamento a un tema doloroso intonato dai fagotti in ottava. Il movimento si anima via via, facendosi sempre più drammatico sino a raggiungere un fortissimo (Molto largamente). Dopo di che violini, viole e violoncelli disegnano un secondo tema espressivo in fa diesis magg. (Andante sostenuto), che poi passa agli strumentini prima che torni, in fa diesis min., il tema dell'inizio, avviando alla conclusione il movimento.

Il Vivacissimo seguente, in 6/8 e in si bem. magg., comincia con un agile tema dei violini, brevemente sviluppato sino all'apparire d'un secondo tema affidato al flauto e al fagotto. All'oboe spetta invece di esporre, sostenuto da accordi di fagotti e corni, il tema del Lento e soave (in sol bem. magg. e in 12/4) che funge da trio. Ritorna la parte iniziale, ritorna il tema dell'oboe, quindi con una libera transizione il terzo movimento si collega senza pausa al Finale.

Questo, nuovamente in re magg., consiste in un rondò, con un semplice tema enunciato immediatamente da violini, viole e violoncelli, alternato poi a motivi secondari, e in una sonora conclusione trionfale (Molto largamente).

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