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MUSICA CLASSICA E ARTE  2008

1917

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Igor Stravinskij - Le nozze - Balletto
Les noces (Svadebka), scene coreografiche russe con canto e musica
Les noces (Le nozze) furono composte tra il 1914 e il 1917 ma solo dopo diversi tentativi, sei anni dopo, trovarono la veste definitiva con la strumentazione del 1922-23 per quattro pianoforti e percussione. In precedenza Stravinskij aveva scritto una versione quasi completa con orchestra, poi abbandonata, e nel 1919 aveva pensato a una pianola, due cimbalon, armonium e percussione, e aveva portato a termine la stesura di due scene con questi mezzi, che creavano però enormi problemi per l'esecuzione e furono quindi definitivamente soppiantati dalla strumentazione oggi nota.
Il testo è per la maggior parte tratto dalla raccolta di poesie popolari russe di Kirevskij, che Stravinskij considerava una delle due grandi riserve della lingua e dello spirito russi (l'altra erano le fiabe raccolte da Afanas'ev, dalle quali furono tratti Renard e l'Histoire du soldati.
Il testo non ha un andamento narrativo, somiglia piuttosto a una successione di frammenti di conversazione o di luoghi comuni rituali di una festa di nozze.
Nella prima scena la sposa viene preparata al rito nuziale.
Nella seconda, in casa dello sposo, questi prende congedo dai genitori e ne riceve la benedizione.
Nella terza si assiste alla partenza della sposa e al lamento delle due madri.
Infine l'ultima scena, la più ampia, presenta il banchetto nuziale, con frammenti di conversazione e canzoni, finché gli sposi vengono condotti fino al letto e lasciati soli.

Les noces sono una "cantata coreografica" dove il canto è dissociato dall'azione scenica danzata (alla prima rappresentazione a Parigi, il 13 giugno 1923, la coreografia fu quella, celebre, di Bronislava Nijinska con la compagnia dei Ballets Russes; dirigeva Ansermet).
Le voci dei solisti non si identificano con personaggi e sono collocate in orchestra insieme al coro: nelle parti vocali prevalgono brevi temi di sapore popolare (o liturgico), riconducibili a una cellula fondamentale unitaria e continuamente ripetuti.
Si tratta di un folclore di invenzione: solo nella quarta scena c'è la citazione di una canzone popolare, ricollegabile anch'essa alla cellula da cui deriva (con diverse permutazioni e varianti) gran parte del materiale melodico delle Noces.
Dalle continue ripetizioni, dal carattere frammentario e a mosaico di questo materiale e dalla concezione formale deriva l'impressione di un linguaggio primitivo, destinato ad evocare un mondo arcaico, una sfera paesana rivissuta nello spirito di un rituale fuori dalla storia. La straordinaria varietà dell'invenzione ritmica, la festosa brillantezza di molte pagine, è la maschera di un rito evocato in una prospettiva deterministica, sentito come l'incombere di un evento fatale e misterioso, di fronte al quale non si sa se provare gioia o dolore, e resta comunque un senso di sbigottito stupore.
Conferma questa prospettiva la trama di percussiva asprezza nella quale gli strumenti serrano le voci, non suonando mai da soli fino alle ultime battute.
Già nella strumentazione del 1919 Stravinskij aveva rinunciato alla tavolozza "fauve", alla varietà timbrica dei grandi balletti precedenti: la percussiva e rigida monocromia del suono pianistico (adottato nei primi anni del "neoclassicismo") accentua il senso di una evocazione stilizzata, estraniata.

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