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MUSICA CLASSICA E ARTE  2008

1913

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Igor Stravinskij -La sagra della primavera- Balletto
"Ho avuto l'idea della Sagra della primavera mentre ero impegnato nella composizione dell'Uccello di fuoco. Ho sognato una scena di un rito pagano, durante il quale una vergine, scelta per il sacrificio, danza fino alla morte. Questa visione non era accompagnata da un'idea musicale concreta e io allora ero assorbito da un'altra composizione puramente musicale, che cominciava rapidamente a svilupparsi in me: un Konzertstuck per piano e orchestra. [...] Avevo già parlato a Diaghilev della Sagra della primavera prima
ch'egli venisse a trovarmi a Losanna, alla fine di settembre del 1910. Lui non sapeva ancora nulla di Petruska, ch'era poi la composizione ch'io chiamavo Konzertstuck, pensando che la parte del pianoforte avrebbe suggerito l'idea del movimento delle marionette".
Terminata la composizione di Petruska nell'estate del 1911, Stravinskij, ritiratosi a Ustilug, comincia a lavorare alla Sagra, nella speranza di riuscire a ultimarne la partitura per il 1912.
La composizione del Grande sacrificio, come allora lo chiamavano sia Stravinskij sia Diaghilev, procede in realtà più lentamente di quanto il compositore stesso abbia previsto: composti gli Auguri primaverili della prima parte e giunto al Khorovod della primavera, il maestro parte per Clarens; prima di Natale aggiunge l'introduzione pastorale alla prima parte; nella primavera del 1912 è arrivato alla Glorificazione dell'eletta; e a quel punto la composizione rallenta visibilmente, tant'è che Diaghilev decide di rimandare l'allestimento del balletto al successivo 1913.
Terminata la composizione della Danza sacrificale il 17 novembre 1912, Stravinskij ultima la partitura, aggiungendovi l'introduzione alla seconda parte, all'inizio di marzo del 1913. In concomitanza con il faticoso lavoro di composizione, Stravinskij comincia a farsi delle idee su quella che sarà la scenografia della Sagra.
Ancora prima di narrare a Diaghilev dello straordinario sogno fatto a Pietroburgo - "Vidi con la mia immaginazione un solenne rito pagano: vecchi saggi, seduti in circolo, osservano una giovane che danza fino alla morte. La sacrificano per propiziarsi il dio della primavera" - Stravinskij racconta la sua visione onirica a un caro amico, il pittore Nikolaj Roerich.

Roerich, d'accordo con il musicista, manda a Diaghilev una dettagliata descrizione dell'azione: "Nel balletto La sagra della primavera, così come lo abbiamo concepito io e Stravinskij, il mio scopo è presentare un certo numero di scene che manifestino gioia terrena e trionfo celestiale secondo la sensibilità degli slavi.
[...] La prima scena deve trasportarci ai piedi di una collina sacra, in una pianura rigogliosa, dove le tribù slave sono riunite per celebrare i riti di primavera.
[...] Il vecchio saggio è condotto dal villaggio per imprimere il suo sacro bacio sulla terra che ricomincia a fiorire. Durante questo rito la folla è in preda a un terrore mistico.
[...] Dopo questo sfogo di gioia terrestre, la seconda scena suscita intorno a noi un mistero celestiale. Giovani vergini danzano in circolo sulla collina sacra, fra rocce incantate; poi scelgono la vittima che vogliono onorare.
Immediatamente ella danzerà davanti ai vecchi vestiti dì pelli d'orso per mostrare che l'orso era l'antenato dell'uomo".

Con il debutto della Sagra nel teatro parigino (29 maggio 1913), una nuova epoca musicale irrompe sulla scena e si apre, davanti al tribunale della storia della musica.

Sottoposta a una lunga serie di analisi strutturali, nate nel tentativo di coglierne il profondo segreto costruttivo in realtà, da una delle più profonde emozioni della vita del compositore "La violenta primavera russa, che sembra iniziare in un'ora ed è come se la terra intera si spezzasse. Quello è stato l'avvenimento più straordinario di ogni anno nella mia infanzia".

Strutturata in due parti le "scene" di cui Roerich scrive a Diaghilev, la prima delle quali abbraccia i rituali di adorazione della terra, mentre la seconda descrive il sacrificio della vergine, la Sagra
lascia emergere la prepotenza del linguaggio ritmico stravinskijano, al quale sono sacrificati gli aspetti melodici e armonici tanto cari alla tradizione musicale europea.(R. Valsecchi)

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